La vita gioca con me
di David Grossman, Libri Mondadori

La vita gioca con me
di David Grossman, Libri Mondadori

La vita gioca con me

di David Grossman, edito da Libri Mondadori

Recensione

La vita gioca con me David Grossman Libri Mondadori letturedikatja.com

Esistono letture che segnano un passaggio ad un livello superiore e “La vita gioca con me” di David Grossman è una di queste. La forza evocativa di questo romanzo è immensa, la storia impressa sulle sue pagine è di grande impatto emotivo.

È un peccato anche solo accennare alla trama, non è necessario addentrarsi nei particolari per non compromettere in alcun modo la lettura e perché la storia di Vera, Nina, Ghili e Rafael va assaporata con cura, respiro dopo respiro, a pari passo con i ricordi di una donna straordinaria che narra la sua esperienza segnata dalla durezza della dittatura.

David Grossman si è liberamente ispirato alla storia di Eva Panic Nahir, e su sua richiesta l’autore ha ripercorso novant’anni di vita di un’eroina che ha sconfitto l’orrore della guerra a testa alta. Il romanzo rievoca le vicissitudini di una piccola grande donna incappata nelle maglie della tirannia di Tito.

Eva Panic nahir letturedikatja.comEva Panic Nahir letturedikatja.com

La prima cosa che balza subito all’occhio del lettore è la narrazione, molto particolare, spesso sotto forma di pagine di diario, pensieri sconnessi, annotazioni e stralci di dialoghi ripercorrono la vita di una famiglia allargata che ha trovato il suo equilibrio attraverso la carismatica figura di Vera.

La festa per il novantesimo compleanno di Vera riporta a casa Nina, nella terra di Israele, nel kibbutz che l’ha vista diventare donna. Il rapporto tra Vera e Nina è sempre stato burrascoso, segnato da ferite insanabili legate al passato. Nina è una persona tormentata e nel contempo fragile, non ha mai superato il trauma subito a sei anni e mezzo, quando nella Jugoslavia degli anni ’50 suo padre morì e sua madre fu internata in un campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok.

Da allora qualcosa le si è spezzato dentro. Respinge l’affetto della madre e rifiuta l’amore Rafael, un ragazzo conosciuto nel kibbutz che le ha accolte. Il lungo periodo trascorso lontano da Vera ha irrimediabilmente segnato la Nina bambina, e per tutta la vita ha vissuto con questo peso.

Da allora non è più riuscita a rapportarsi con gli altri e vivere gli affetti, rifiutando anche il ruolo di madre della piccola Ghili, costretta a subire la sua stessa sorte, abbandonata a tre anni e mezzo da una madre spezzata e invischiata in rapporti tossici con l’unico scopo di riempire un vuoto insanabile. Rafael, perdutamente innamorato di Nina, ha trascorso tutta la vita rincorrendo un amore folle con l’unico desiderio di riempire quel vuoto con il suo amore.

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Ghili nel frattempo è cresciuta con suo padre Rafael e sua nonna Vera, prova nei confronti di sua madre un forte risentimento, e i suoi diari, scritti di getto, hanno raccolto negli anni pensieri sulla sua famiglia allargata. Una bambina cresciuta all’ombra di una madre assente e di una nonna ingombrante.

Ghili ormai quarantenne si ritrova al cospetto di una donna profondamente cambiata, sua madre è tornata ma con un’aura diversa, disfatta. Ha perso la sua attrattiva e il suo corpo ne ha risentito, accartocciato in cerca di calore e comprensione. Lo spettro di una malattia degenerativa riporta a galla il rancore di Nina verso sua madre per averle negato per tutta la vita la verità. Il suo è un risentimento radicato, antico.

Il legame tra madre e figlia è sempre stato altalenante, segnato da contrasti insanabili, eppure sono come due calamite che si attraggono inesorabilmente l’una verso l’altra. Entrambe sono incapaci di gestire l’abbandono e il dolore.

Ora Nina è fragile e chiede aiuto alla sua famiglia per l’ultimo atto della sua vita. La richiesta è semplice: la verità.
Vera non dovrà limitarsi a raccontare i soliti aneddoti, ma calarsi completamente nella verità, sui fatti che l’hanno vista in prima linea come partigiana, antagonista di Tito e prigioniera nel campo sull’isola di Oli Otok.

Per ripercorrere e ritrovare parte della memoria perduta tutti e quattro partono alla volta della Croazia, palcoscenico del passato di Vera e Nina e dove affondano le loro radici. Nina chiede a Rafael di filmare la testimonianza di Vera, affinché nulla vada perduto. Il viaggio li porterà prima a Cakovec, la sua città natale dove Vera è nata e cresciuta, e infine sull’isola di Goli Otok.

Il viaggio è costellato da rievocazioni dolci amare, riemerge l’amore sconfinato di Vera per il primo marito Milos, padre di Nina. Il loro è stato un amore puro, forte, insostituibile. Vera ricorda i giorni felici, i sacrifici e le emozioni di un’intera vita da vivere insieme nonostante la lontananza e la salute cagionevole di Milos. Nel mezzo Nina, una bambina felice, innamorata di suo padre, amata e coccolata fino a quando qualcosa si è spezzato per sempre. Decisioni arbitrarie, al di fuori del suo controllo, hanno segnato il suo futuro, la sua vita.

Il loro legame a quei tempi era fortissimo, ma in seguito è stato segnato dal risentimento e da segreti inconfessabili. La richiesta di Vera è una sola, non vuole che il passato le si ritorca contro, le decisioni prese a suo tempo erano dettate da sentimenti contrastanti e da un clima politico oppressivo.
Vera non ha avuto scelta, il suo è stato un sacrificio d’amore. E ripercorrere oggi gli stessi passi significa rivivere la stessa sofferenza con la consapevolezza di aver fatto del male alla persona che amava più al mondo, sua figlia.
Pian piano riemerge l’amore e insieme l’amarezza per aver soffocato le parole e la verità. Un dolore lacerante con cui tutti dovranno fare i conti.

L’idea di realizzare il documentario su Vera è un modo come un altro per riappropriarsi del passato e soprattutto delle scelte, specialmente quelle sbagliate che hanno segnato la loro esistenza.
La storia di Vera è la storia romanzata di Eva Panic Nahir e di tutte quelle donne che hanno subito lo stesso destino, internate e rieducate dalla dittatura spietata di Tito. Vera aveva un sogno, un socialismo giusto, con ideali di uguaglianza e rispetto, ma il suo sogno si è infranto dopo la morte di suo marito Milos.

Finalmente libera e consapevole Nina si prepara a percorrere il suo ultimo tratto di strada con accanto la sua famiglia ritrovata. Il perdono insieme alla memoria come base per costruire un futuro all’insegna dell’amore.

La vita gioca con me pone l’accento su due importanti insegnamenti: il peso della memoria e il valore del perdono.

Senza questi due valori è impossibile vivere una vita degna di nota. Eva lo ha dimostrato con il suo esempio, combattendo con dignità l’orrore e le prevaricazioni della dittatura, senza perdere mai se stessa come essere umano, senziente e consapevole, e senza mai rinunciare ai suoi ideali di giustizia.

Questo libro è per lei e per sua figlia, Vera e Nina ripercorrono il loro percorso, le cadute, la speranza. Legami indissolubili, anche se imperfetti, ma necessari per quel miracolo chiamato vita.

David Grossman ha saputo destreggiarsi da vero maestro con tre protagoniste di tre generazioni diverse, calandosi nei ruoli di una novantenne, di una sessantenne e di una quarantenne. Questa è stata sicuramente la sua più grande difficoltà, mentalità e vissuti diversi a confronto e sottolineare con la sua scrittura, asciutta e molto intensa, i diversi ruoli, basti pensare a Vera che si esprime in un ebraico sgrammaticato.

Amalgamare queste caratteristiche, dargli un senso senza inficiare il valore della storia non è stata sicuramente un’operazione facile né tantomeno scontata. David Grossman si è difeso con una prosa di spessore, a tratti essenziale, ma carica di significato anche nei vuoti narrativi, creati ad hoc per concedere al lettore il tempo per raccogliere i pensieri e farli suoi.

Un libro pregevole, una testimonianza su fatti e persone, tutte vittime nel cuore dell’Europa solo sessant’anni fa. E fa un certo effetto pensare che tutto questo sia accaduto ai nostri vicini di casa, soprusi e delitti a due passi da noi, e questo dovrebbe indurci a riflettere sugli errori del passato e sulla nostra società moderna e sugli ideali che la sorreggono.

Tocca a noi ora trarre insegnamento dalla vita di questi eroi, uomini e donne, che hanno donato il cuore e spesso la vita per un ideale di uguaglianza, e difendere con lo stesso fervore la libertà di espressione e promuovere ogni giorno ideali di pace e giustizia.

Consiglio vivamente a tutti di leggere questo libro, nonostante si basi su un tema drammatico, è un romanzo estremamente delicato e intenso che parla al cuore del lettore.

Scheda dell’editore

La vita gioca con me David Grossman Libri Mondadori letturedikatja.com

“Tuvia era mio nonno. Vera è mia nonna. Rafael, Rafi, mio padre, e Nina… Nina non c’è. Nina non è qui. È sempre stato questo il suo contributo particolare alla famiglia”, annota Ghili nel suo quaderno.

Ma per la festa dei novant’anni di Vera, Nina è tornata; ha preso tre aerei che dall’Artico l’hanno portata al kibbutz, tra l’euforia di sua madre, la rabbia di sua figlia Ghili, e la venerazione immutata di Rafi, l’uomo che ancora, nonostante tutto, quando la vede perde ogni difesa. E questa volta sembra che Nina non abbia intenzione di fuggire via; ha una cosa urgente da comunicare. E una da sapere. Vuole che sua madre le racconti finalmente cosa è successo in Iugoslavia, nella “prima parte” della sua vita, quando, giovane ebrea croata, si è caparbiamente innamorata di MiloŠ, figlio di contadini serbi senza terra. E di quando MiloŠ è stato sbattuto in prigione con l’accusa di essere una spia stalinista. Vuole sapere perché Vera è stata deportata nel campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, abbandonandola all’età di sei anni e mezzo.

Di più, Nina suggerisce di partire alla volta del luogo dell’orrore che ha risucchiato Vera per tre anni e che ha segnato il suo destino e poi quello della giovane Ghili.

Il viaggio di Vera, Nina, Ghili e Rafi a Goli Otok finisce per trasformarsi in una drammatica resa dei conti e rompe il silenzio, risvegliando sentimenti ed emozioni con la violenza della tempesta che si abbatte sulle scogliere dell’isola. Un viaggio catartico affidato alle riprese di una videocamera, dove memoria e oblio si confondono in un’unica testimonianza imperfetta.

Con La vita gioca con me David Grossman ci ricorda che scegliere significa escludere e vivere è un continuo, maldestro tentativo di ricomporre.

Un romanzo di intensità straordinaria, dove ogni pagina è grande letteratura.

L’autore

La vita gioca con me David Grossman Libri Mondadori letturedikatja.com

David Grossman (Gerusalemme, 1954), noto per il suo impegno in favore di una soluzione pacifica della questione palestinese, è uno dei più grandi narratori contemporanei. È diventato un caso letterario nel 1988 con Vedi alla voce: amore, seguito da Il libro della grammatica interiore, Ci sono bambini a zigzag, Che tu sia per me il coltello, Qualcuno con cui correre, Col corpo capisco, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Caduto fuori dal tempo e Applausi a scena vuota, vincitore del prestigioso Man Booker International Prize nel 2017. Suoi sono anche alcuni celebri libri inchiesta dedicati alla questione palestinese: Il vento giallo, Un popolo invisibile, Con gli occhi del nemico, La guerra che non si può vincere

Approfondimenti

“In questo romanzo racconto le protagoniste che si rifiutano di essere vittime e che cercano di guarire la ferita che passa di generazione in generazione. E forse alla fine sono capaci di provare un sentimento che assomiglia al perdono e alla pietas. Smettono di incolpare l’una l’altra». Questo nel romanzo. E nella vita vera? «Sono sempre stato affascinato dalla questione di colpevolezza. Per me la scrittura è un modo per capire una colpa primaria, una colpa di cui qualche volta ero complice». Sta dicendo una cosa che aveva intuito Primo Levi, la vergogna è anche quella del testimone.”

(David Grossman su Repubblica)

Vera rappresenta l’amore che resiste a tutto. Esiste davvero?
“Per Eva, la Vera reale, sì. Anni fa volevo scrivere una raccolta di vere storie d’amore: nessuno ne aveva una come la sua. Il suo primo marito si era ucciso mentre era prigioniero dei servizi segreti di Tito, il 16 ottobre del 1951. Ogni 16 ottobre la chiamavo e le dicevo: mi ricordo che oggi è il giorno di Rade, di tuo marito. Piangeva come fosse appena morto. Era ossessionata da questa domanda: perché l’ha fatto, perché non è stato abbastanza forte da superare le torture come ho fatto io? Parlava di lui con dolcezza, questa donna tanto forte anche nell’ideologia, eppure tenera nell’amare”.

(David Grossman intervistato da Francesca Bussi su Elle)

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