Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields.

Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields.

Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields.

Morta a 40 anni, matematica iraniana.

Nel 2017 ci ha lasciato, all’età di 40 anni, Maryam Mirzakhani, matematico di altissimo livello, vincitrice nel 2014 della prestigiosa medaglia Fields. Ogni quattro anni, l’Unione Matematica Internazionale, che è un po’ il Parlamento mondiale della matematica, designa i membri di un Comitato esecutivo che avrà il compito di decidere i vincitori della Medaglia. Ambitissima e massimo riconoscimento per i matematici di tutto il mondo, una sorta di consacrazione dopo anni di studi e sacrifici.

Il motivo che mi ha spinto a parlare di questa donna, minuta dagli occhi intensi, è l’ammirazione sconfinata che provo per lei e per la sua carriera. Un simbolo per tutte quelle donne, studiose che da anni lavorano in un campo prettamente maschile e che ogni giorno sono costrette a combattere i pregiudizi di genere.

La sua vita non è stata facile, iraniana di origini ha vissuto sulla propria pelle la tragedia della guerra tra l’Iran e l’Iraq, anche se lei si è sempre comunque ritenuta fortunata, perché il suo Paese le ha saputo offrire le migliori opportunità in ambito scolastico. E’ stata alunna dell’Organizzazione nazionale per lo sviluppo di talenti eccezionali di Teheran, studiando fino alle superiori in una delle scuole femminili del circuito delle scuole Farzanegan. Partecipa in quegli anni anche a due Olimpiadi della matematica distinguendosi con successo, vince entrambe la edizioni. Consegue la laurea in matematica a Teheran e da lì in poi è una rapidissima ascesa nel mondo accademico americano.

La sua prima esperienza negli USA è subito dopo la laurea per completare il suo dottorato ad Harvard sotto la direzione di Curtis McMullen, vincitore anch’egli della medaglia Fields. La sua tesi è stata definita “spettacolare”, ha dimostrato come calcolare il volume Weil-Petersson dello spazio dei moduli di superfici di Riemann con bordo.

Fra i suoi interessi di ricerca figurano la teoria di Teichmüller, la geometria iperbolica, la teoria ergodica e la geometria simplettica. Una matematica raffinata, sottile, molti studiosi l’ammiravano per la vastità dei suoi interessi matematici. Una carriera velocissima, Harvard, Princeton, Stanford, università che le hanno permesso di collaborare con nomi illustri e partecipare a progetti di studio di altissimo livello. Le poche immagini di lei che circolano in rete mettono in evidenza la sua estrema semplicità, la sua umiltà traspare da tutte le foto, ed è facile perdersi nei suoi bellissimi occhi, uno sguardo pulito, che cattura.

Raggiungere a 37 anni traguardi così ambiti non è cosa da poco. La medaglia Fields è arrivata in un momento particolare della sua vita quando è all’apice della sua carriera, madre di una bambina piccola e affetta da un tumore al seno da circa un anno. Pochi erano a conoscenza del suo stato, voci di corridoio circolavano già da tempo, ma lei ha sempre continuato a svolgere il suo lavoro di professoressa a Standford. Vagando per la rete mi sono imbattuta in molte sue interviste, voglio condividere con voi qualche stralcio, la sua storia dalla sua stessa voce.

Perché ha studiato matematica?

“Da ragazzina sognavo di fare la scrittrice. In realtà non ho mai pensato di studiare matematica fino all’ultimo anno delle superiori. Erano tempi difficili perché c’era la guerra tra Iran e Iraq. È stato mio fratello maggiore a farmi interessare alla scienza in generale. Il mio primo ricordo della matematica probabilmente risale a quando mi parlò di come sommare i numeri da 1 a 100. Credo che avesse letto su una rivista di scienza divulgativa come Gauss aveva risolto questo problema. Trovai la soluzione affascinante”.

Chi ha contato nella sua formazione?

“La guerra finì quando io avevo completato le elementari. Sono andata in una grande scuola di Teheran, la Farzanegan, e ho avuto ottimi insegnanti. Inoltre, la preside della nostra scuola era una donna molto determinata, che era disposta a impegnarsi al massimo per offrirci le stesse opportunità delle scuole maschili. In seguito ho partecipato alle Olimpiadi della Matematica. Quand’ero adolescente mi piacevano le sfide. Ma soprattutto ho conosciuto molti matematici e amici che hanno rappresentato una fonte di ispirazione all’università Sharif…

Può spiegare le sue ricerche?

“La maggior parte dei problemi su cui lavoro è collegata a strutture geometriche su superfici e le loro deformazioni. In particolare mi interessa studiare le superfici iperboliche. Soprattutto trovo affascinante poter guardare allo stesso problema da diversi punti di vista, e affrontarlo usando metodi differenti”.

Che cosa consiglia a chi vorrebbe saperne di più sulla matematica?

“È una domanda difficile. Non penso che tutti dovrebbero diventare matematici, ma credo che a molti studenti non diano veramente una chance per amare questa disciplina. Per un paio d’anni, alle medie, andavo male in matematica. Se non ne sei entusiasta può sembrare una materia fredda. La bellezza della matematica si mostra solo ai più pazienti”.

Anche Elisabetta Strickland, docente di Algebra presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, Vice Presidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica (INdAM), ha rilasciato diverse interviste. Considerazioni toccanti, ricordi che le hanno lasciato un segno. Mayram non era solo ammirata per le sue ricerche, era soprattutto un esempio per tutte le donne matematico. Tutte loro hanno partecipato alla felicità di Mayram per l’assegnazione di un premio così prestigioso, la sua vincita ha segnato una svolta, non è facile per le donne emergere in un ambiente, come quello della matematica, dominato in gran parte da uomini e da stereotipi che vorrebbero le donne incapaci di raggiungere risultati all’altezza di quelli maschili.

La Strickland era presente a Seoul nel 2014, come capo delegazione italiana all’Assemblea generale dell’Unione matematica internazionale, e si è congratulata personalmente con la Mirzakhani.
In quell’occasione la Strickland ha detto, “Per me è una gioia enorme: si tratta di un risultato fondamentale. Era difficile che rispettasse tutti i requisiti per il premio però i tempi erano maturi. Oggi come oggi, nel campo della matematica ci sono scienziate formidabili. Ormai, le donne si sono dimostrate assolutamente equivalenti agli uomini in quanto a capacità creativa nella scienza. Equivalenti ma diverse, naturalmente: il cervello della donna non è uguale a quello dell’uomo ma sommando tutte le funzioni, potremmo dire che risultano algebricamente equivalenti. La Mirzakhani premiata oggi, che ha avuto il coraggio di prendere e partire e andare all’estero, è un altro esempio di totale equivalenza“.

“Noi quel giorno, quando è stata assegnate la medaglia Fields, abbiamo avuto nuove speranze, dico noi della comunità di matematica femminile internazionale, che è forte e viva.”

Alla notizia della sua morte la Strickland ha detto: “Sono arrivate tonnellate di messaggi affranti per la sua morte. È stata colpita un’intera comunità, che ritengo sia molto valida e che ha diritto ad un credito maggiore, e lei è stata la persona che l’ha ottenuto per noi.”
In merito alle discriminazioni, ha aggiunto: “Per la discriminazione di genere, basterebbe poco per migliorare la situazione. Cura estrema nel cercare speaker di sesso femminili nei convegni, fare attenzione quando si danno i premi, se si è veramente contemplato l’intero panorama matematico e non sottovalutato quello femminile. Questi stereotipi devono cadere.”

Ricorda che prima della nomina ufficiale, è andato in onda un filmato bellissimo su tutti i candidati alla medaglia. Immagini toccanti di Mayram china su dei grandissimi fogli, intenta nei suoi studi in un’area alta della matematica. Immersa in una giungla di formule, la figlia era solito dire “La mia mamma non fa matematica, lei dipinge”. La matematica spesso si presta all’eccentricità, ma lei era un matematico di grandissima classe, piena di grazia e intelligenza. Aveva un forte senso dell’umorismo, e quando commentava quello che faceva, cercava sempre di rendere gradevole tutte quelle cose di cui lei si occupava.
Un’immagine che tutti noi porteremo sempre con noi. Una studiosa unica, ricercatrice, donna e madre, che ha lasciato un immenso vuoto. Una vita breve, ma molto intensa, traguardi raggiunti con la passione per i suoi studi e caratterizzata dalla costanza. Lei amava definirsi una “pensatrice lenta”, e una matematica di grande classe si distingue per la sua visione. Lei aveva questa visione.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*