Tre donne
di Dacia Maraini

Tre donne
di Dacia Maraini

Estratti, tratto da “Tre donne” di Dacia Maraini, Rizzoli.

Il fragile equilibrio che regola la quotidianità di tre generazioni di donne è destinato a incrinarsi quando un uomo irrompe nelle loro vite, e ristabilirne uno nuovo significherà abbandonarsi alla forma più pura di passione, quella per la libertà. Tre donne illumina i percorsi nascosti e gli equilibri impossibili del desiderio, li fotografa con un taglio inedito che ne coglie le delicate sfumature in tutte le età della vita.

Ma mamma, le mail arrivano nel tempo che tiri un respiro, vuoi mettere con le lentezze della posta! ha commentato mia figlia Lori. È proprio quello il bello, Lori, la lentezza ha un suo valore nascosto ma profondo: la lentezza del pensiero, la lentezza della parola, la lentezza della scrittura, il grande privilegio di un tempo di sciatte velocità; la lentezza che pianta i suoi semi nella carne, allunga le radici, cresce, si fa foglia, fiore, albero, il respiro dell’universo. Così le ho risposto e so che tu la pensi come me.

Ma secondo te il sentimento di libertà è indotto dalla cultura o è innato in ognuno di noi? ti ho chiesto, e tu hai risposto: Anche un uccello in gabbia sa cos’è la libertà pur non potendo spiegarlo.

L’azione richiede slancio, determinazione: e se uno riflette prima di agire, che succede? Dubita, rimanda, magari rinuncia. Il che non sarebbe nemmeno un male se l’azione è maligna, ma se l’azione è generosa, perde qualcosa nel riflettere prima? Direi proprio che tu sei uno di quelli che riflettono mentre fanno le cose, non prima, insomma, che usi il pensiero come uno strumento di conoscenza, non come un meccanismo di dubbio.

Mia nipote mi spia, ma io la lascio spiare, è pettegola come una zanzara, ronza ronza e poi ti punge. Ma io la lascio ronzare. Una piccola vampira a dirla tutta ma mi vuole bene, lo so, noi due ci intendiamo, contrariamente a quella svampita di mia figlia.
Maria è fragile come un uovo di giornata. Se appena la tocchi, si rompe. Eppure ha la perfezione dell’uovo che è liscio, chiuso e perfetto. Solo che se lo appoggi sul tavolo, rotola via e poi si spacca. Mia nipote mi capisce, mi sostiene, è complice insomma.

Maria è distratta come una rosa invernale, un disastro vivente.

Non mi importa di perdere, mi piace quello che viene prima, l’attesa insomma, la cosa più eccitante del mondo: quello stare in bilico sul burrone: ci cadrò dentro a capofitto o rimarrò coi piedi per terra e anzi mi troverò in saccoccia una montagna di monete d’oro? Non parlo di gioco d’azzardo, parlo di gioco amoroso. Rischio sempre e spesso perdo ma qualche volta vinco.

Del teatro mi piace la malattia che si porta dietro: la malattia della solitudine, del vagabondaggio, della convivenza con sconosciuti, della finzione ripetuta. Tutte malattie dello spirito che ti rendono a volte esultante a volte depressa e desiderosa solo di morire.

Tre generazioni di femmine che si sopportano per necessità. Eppure, se mancassero mia madre e mia figlia,
mi sentirei disperatamente sola. Gli affetti famigliari sono complicati e covano delle implicazioni sconosciute. Ci si ama follemente ma anche ci si detesta. Si trovano insopportabili i gesti, le azioni, le scelte di chi ci vive accanto, ma nello stesso tempo si pensa con terrore a quando questa intimità terminerà.

Come farle capire che la distanza è una condizione poetica? L’assenza che noi nutriamo di parole scritte vogliamo schiacciarla con quella cosa volgare che è una specie di telefono con foto mobile? La mia immaginazione è molto più potente di quell’aggeggio di ferro e vetro. Io ti vedo mentre scrivo e vedo le tue mani che corrono sul foglio e sento l’odore del tuo corpo, e ascolto la tua voce che mi risponde, mi interroga, mi carezza. Molto ma molto più soddisfacente sognare attraverso le parole scritte che attraverso una macchina diabolica che sembra avvicinare le persone nel momento stesso in cui le allontana.

Cieca come una talpa, osserva i quadri amati con sguardo attentissimo, ma fuori dai quadri, mamma carissima, cosa c’è per te? possibile che tu vedi solo quello che è falso e non capisci quello che sta succedendo sotto il tuo naso, dentro la tua casa? possibile che tu non vedi come tutto si sta sgretolando e guastando mentre tu abbracci e baci il tuo uomo in una lontana Olanda, persa nei quadri di Van Gogh, ma cieca a tutto il resto?

Volevo solo assaggiarlo come si assaggia un meraviglioso frutto maturo che ti sta sotto gli occhi per tanto tempo e ti fa venire l’acquolina in bocca, volevo solo dare un morso a quella polpa dolcissima e poi rimetterlo al suo posto, purtroppo invece quel morso ha preso vita nel mio ventre e ora sono nei pasticci.

La verità ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Cos’è poi la verità? una crudeltà inutile secondo me, quando mai una verità ha portato gioia? solo dolore, rabbia e ritorsioni, per me la verità è una cosa stupida, che va nascosta il meglio possibile, fa solo danni e costringe la gente a prendere decisioni stupide, purtroppo però un figlio è più di una verità.

Devo dirtelo perché qualsiasi verità, anche dura, amara, assassina, è meglio della bugia.

Sua madre, se la vedesse, la esorterebbe a leggere: Leggi, Lori mia, che i libri fanno fiorire il cervello, mettono radici profonde che poi si gonfiano di linfa e buttano fiori ariosi e profumati, la tua testa puzza di chiuso, dalle un poco d’aria, leggi!

Il fornaio Simone ha cacciato tutta la sua sessualità nei baci, non sa che farsene del coito, per lui è una cosa volgare, violenta, inutile: i genitali sono troppo vicini agli orifizi da cui espelliamo gli escrementi, l’orina, tutta roba che puzza, che c’entrano con l’amore? la bocca è un’altra cosa, la bocca sa di caffè, di zucchero, di gelato, di cannella, di vino, perfino di tabacco, ma vuoi mettere con la merda?

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